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La tartaruga dalla testa di bronzo marzo 8, 2007

Posted by drunkenturtle in AMICI del carlino.
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C’è sempre una sottile linea, ovunque.

Quando sei ancora piccolo, i casi sono due: o sei testuggine unico e i tuoi genitori ti imbottiscono di tutto ciò che vuoi, probabilmente rendendoti un ciccione viziato senza speranza destinato all’asocialità, o hai fratelli e sorelle testuggine: anche in questo caso, la facilità nel diventare sociopatico è fottutamente spietata.
Si prendono le tue cose, ci giocano e magari le rompono, ti incazzi e la mamma turtle ti mette da parte perchè hai detto sgualdrina, anche non conoscendone il significato, o vaffanbrodo.

In ogni caso, socializzare all’esterno è assai arduo, che tu sia un cicciobastardo o un semplice testuggine unico mancato.
Così, si finisce dalla parte storta della barricata, quella popolata da reietti involuti probabimente in futuro incapaci di parlare in pubblico o di vincere qualche cosa, dotati di difetti fisici che li rendono ridicoli al resto della società, come zampe atrofizzate, gusci sbeccati, sguardo spento o semplicemente un accento sbagliato.
Qui nascono le merde, quelli che Piperita Patty definirebbe “stinfi”, quelli che in futuro vivranno sotto le zampe di qualcuno, sempre ubriachi o strafatti di qualcosa nei casi peggiori, o semplicemente condizionati da un passato poco felice.

Io il guscio l’ho aggiustato, un discorso in pubblico già fatto e ho anche vinto, spesso, ma la precedente è, o è stata, la mia parte di barricata, non tanto per le caratteristiche peggiori, quanto per gli animi che in essa vivono: ci sono gli irrimediabili figli di puttana, ci sono i timidoni infiniti dei miei coglioni. Quello che ci vuole, insomma.

Ogni tanto, durante l’adolescenza, qualcuno ne esce: una tartaruga dalla corazza di bronzo.
Flap. Diventa immediatamente facente parte dell’altra barricata, delle persone speciali, intelligenti: quello che fanno è oro, divertimento come mai si è provato, nuove esperienze, gioie e dolori.
Poi, il tempo passa, la testa è stata placcata in oro, la stessa si è abituata alla situazione e tutto è diventato un po’ più piatto, meno scintillante di quel che ricordasse, ma ora la sua testa è diversa: non ricorda che significhi essere dall’altra parte, o meglio, lo ricorda ma non fa nulla per ricaderci. Così fan tutti, per paura.

(drunkenturtle in automobile, C a piedi, 32enne poco cresciuto e molto antipatico)
C: allora che fate stasera?
Drunken: non so dovresti chiedere agli altri
C: al limite passo da te, dove stai di casa?
Drunken: Me ne sono dimenticato. Sto girovagando per ritrovarla.
Skreeeeeeeeeee

DrunkenTurtle

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Commenti»

1. esoschelitrozzo - marzo 8, 2007

e cosa intendi per socializzare?
interessarsi degli altri o fare in modo che gli altri s’interessino a te?

Quelli che chiami “irrimediabili figli di puttana” molto probabilmente socializzano esclusivamente per interesse, per soddisfare il proprio ego ed esclusivamente laddove hanno un tornaconto assicurato, altrimenti non avrebbero modo di chiamarsi così.

Definendo invece l’altra razza “timidoni infiniti dei miei coglioni” sembreresti quasi schierarti nell’altra categoria, beh in fondo è una scelta, sempre meglio delle “merde” che si strafanno…
…o no?

Ma al giorno d’oggi non si può certo semplificare tutto in questo mediocre sparare addosso a facili obbiettivi, di questi tempi non esiste essere pensante che non sia sull’orlo della nevrosi.
La società è molto complessa, perchè fatta da esseri complessi (e complessati) e da mondi totalmente diversi che si ritrovano a dover interagire tra loro.

Non è un discorso in pubblico o vincere qualcosa che aggiusta un guscio. Certo, molto probabilmente avrà un effetto più duraturo di una sbronza, ma prima o dopo si torna sempre a fare i conti con se stessi.

E allora? Qual’è la soluzione?
(rullo di tamburi e pausa da reality show….)
Non c’è soluzione! (tadaaaan!)
Perchè in qualunque cosa ci si trasformi, i termini di paragone ci insegneranno a non essere soddisfatti.
Forse l’unica strada è l’incoscienza, ma ahimè non la si può raggiungere con cognizione di causa.

Volete un consiglio? (domanda retorica tanto ve lo do lo stesso)
Fornitevi di un buon esoscheletro in fibra di menefreghismo,
è in 3×2 al Lidl questa settimana. (fino ad esaurimento scorte)

…ehi ma questo blog è easy!
quasime ne stavo dimenticando…
…beh ma io sono pur sempre un esoschelitrozzo mannaro che trova il marcio ovunque e non potevo certo astenermi a questa ghiotta mela marcia!

ossequi

2. drunkenturtle - marzo 8, 2007

Sei fuori strada, chi conta non è un tostapane

3. drunkenturtle - marzo 8, 2007

PS: eviterò di prenderti sul serio, mi pare tu lo faccia già abbastanza da solo

4. esoschelitrozzo - marzo 8, 2007

nooo mi liquidi con un laconico “eviterò di prenderti sul serio”
uffa ma così non c’è gusto,
a qualche sprovveduto potrebbe addirittura sembrare che non hai di che controbbattere….tzè….
ed io che temevo di dover replicare con un “touchè”

massì dai, in fondo è giusto per parlare
sono il primo a non voler essere preso sul serio
è che quando vedo elargire sentenze non resisto dal metterle in dubbio. avrei dovuto cogliere subito il lato comico del tuo post
(…oh ti giuro, l’ho cercato!) e sorridere.

non sono cattivo/acido, mi disegno così!
salvate questo povero bacarozzo nero lucido fuori strada,
non sono progettato per l’offroad!

e poi hai ragione, chi conta non è un tostapane,
ma quando sei da solo a casa e la voglia di cucinare è al di sotto della sufficienza, ti garantisco che un tostapane è fondamentale.

hasta la vista

5. drunkenturtle - marzo 8, 2007

Ma una donna non ce l’hai?

6. pulcinotto che corre e cade - marzo 8, 2007

se il pulcino che corre e cade fosse una tartaruga si ribalterebbe e dondolerebbe sul suo guscio.
pulcino è stato adeguatamente viziato e coccolato (è l’ultimo dei 3 pulcini della gallina madre, nato per sbaglio, dopo 9 anni dal secondo). così, crescendo, è diventato “timido dei miei coglioni” e quando provava a vincere la timidezza, la maggior parte delle volte cadeva (se fosse stato una tartaruga avrebbe dondolato sul suo guscio), ma il pulcino non è stupido e soprattutto è testardo. quindi prova a correre finchè riesce a parlare o cantare in pubblico. segue un processo di (1) AUTOCONVINCIMENTO secondo cui: “la s sibilante non è un difetto di pronuncia, ma una PARTICOLARITA'”(dandole una bella pennellata di bronzo), ma soprattutto: seguendo il consiglio di esoschelitrozzo, di (2) MENEFREGHISMO; (certo, fermandosi nel momento in cui forse non sono quelle migliaia di persone che stanno sbagliando direzione. forse sono io..)
a volte non basta semplificare, ma io mi adatto facilmente alla semplificazione.

7. esoschelitrozzo - marzo 8, 2007

ecco! qualcuno con dei pensieri concreti!
ma allora non ci siamo estinti! yuhuuuuuuuuu!
(ciao pulcinotto!)

caro teenage mutant ninja turtles, se tanto ci tieni a saperlo, no, non ho una donna! (…e spero che non me lo chiedi per interesse personale)
ma spero che questo non determini la mia attendibilità altrimenti stasera mi tocca uscire ed apprestarmi a procurarmene una!
(serata ideale perdipiù, stasera la densità donnografica sarà ai massimi livelli dato che tante si sentono libere solo in corrispondenza di questa festa)
[approposito, auguri a tutte!]

per proseguire con il discorso del pulcinotto,
devo ammettere di avere anche io un passato da “timido dei miei coglioni” tramutato poi in un orripilante bacarozzo dal robusto esoscheletro condannato a sopportare puerili domande della serie “Ma una donna non ce l’hai?”

ma forse un giorno anche io mi evolverò in un adorabile componente degli “irrimediabili figli di puttana”, per un mondo migliore.

(ascolti consigliati: Frank Zappa – Bobby Brown)

8. i resti del carlino - marzo 8, 2007

L’importante è quello che c’è dentro, io dentro ho una risposta sbagliata di Quelo. E la cambio con tanto piacere ogni giorno.

Essere intelligentemente complessi/ati non è una lotta con l’esterno, ma con l’interno. Chi ti riconosce come sbagliato lo fa perchè sei tu a sentirti in errore, la complessità non prevede il languire in un eterno pessimismo cosmico della serie “il mondo ce l’ha con me” o “la mia sensibilità è incompresa”.
Affanculo il mondo.
Affanculo la sensibilità.
E soprattutto affanculo questo falso buonismo fatalista stile “ormai..”.

Se si vuole riattaccare il guscio basta tirarsi su dalla pozzanghera dei propri compianti e andare a comprare questo cacchio di attack.

E se ci si compiace del guscio sbrecciato perchè fa tanto Esistenzialista almeno si avesse il buon senso di non colpevolizzare le beate teste leggere che neanche pensano a gusci, ad animali, a “problemi” (parola esistente solo nel nostro fantastico mondo di complessi/ati) ma a “stasera ci saranno gli spaghetti o il minestrone?”.

Si rischia altrimenti di finire a fare come quei personaggi talmente squallidi e zampironi che nessuna donna se li fila e dicono che la colpa è delle donne che sono stronze, superficiali e non capiscono nulla.

Il menefreghismo è bandito come parolaccia, si tratta semplicemente di una bella maschera con cui si finge davanti agli altri di non notare quel che si sente come difetto. Vero pulcino “ssssssssssssssssssssss”?

A mio parere la rivolta dei tappeti persiani è la loro autoaccettazione. L’autocompiacimento puro e vero. A costo di diventare narcisisti. Una full immersion di egoismo e narcisismo sarebbe la cura migliore. Coccolarsi un po’, insomma.

Per chi vuole qualcosa di più violento, si potrà ispirare guardando Freaks.

9. drunkenturtle - marzo 8, 2007

Uff. Gnè e gnè.

10. esoschelitrozzo - marzo 8, 2007

ouch! ouch! ouch!
che nube d’insetticida!
hey, handle whit care please!
pensavo di aver risparmiato quel touchè ma niente da fare…

c’è del fanculo nell’aria e lo condivido anche,
ma non gettiamo fango sul menefreghismo, vi prego!
non si tratta sempre della volpe e dell’uva marcia…
potrebbe anche essere usato come maschera ma sarebbe uso improprio di strumento sociale, le maschere dovrebbero solo essere un mezzo per comprendere meglio gli altri e non se stessi.

fregarsene vuol dire spesso rialzarsi senza neanche essere del tutto caduti, schivare i colpi a mo’ di matrix, è questo il menefreghismo tollerabile.

è vero però, concordo con il fatto che può innescarsi uno spaventoso processo di autocommiserazione ai limiti del narcisismo, ma bisognerebbe proprio essere delle menti leggere per crederci davvero.

concludo questo borioso commento dicendo che secondo me pensare non è essere squallidi, ma non farlo è discutibile.

…ma poi, non c’è forse del menefreghismo in quelle teste leggere?
(…o ci sono proprio? )

11. drunkenturtle - marzo 8, 2007

“Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico”

No, mai stato in seminario, lì non lo fanno.. il negroni.


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